...
Vota questo post

Controlla prima, sempre. Se un testo è destinato a un mercato diverso, vale спросить: le cifre sono leggibili così com’è? O servirebbe riscriverle per chi legge in piedi e pollici, non in centimetri?

Aqueduct Translations

Mi è capitato di rivedere un fascicolo per un macchinario destinato agli Stati Uniti. Tutto perfetto sul piano lessicale, ma ogni riferimento dimensionale restava in centimetri. Il cliente ha chiesto una nuova revisione. Non per la lingua: per i numeri. “I nostri tecnici leggono in pollici. Non convertite?” – ci hanno scritto. Due giorni persi, solo per una cosa che potevamo evitare subito.

Non è questione di forma. È che un’informazione giusta, scritta in un formato sbagliato, viene letta male. E in contesti tecnici questo si paga. A volte in sicurezza, altre – in richiami di prodotto.

Contesto giuridico? Alcune direttive europee (come la 2006/42/CE) e norme internazionali ISO richiedono coerenza e chiarezza nei materiali tecnici destinati a paesi terzi. L’uso del sistema locale può rientrare in questo criterio. Non è sempre nero su bianco, ma spesso è implicito: se l’utente non capisce, il produttore è responsabile.

Nel protocollo ISO‑17100 si parla chiaramente della responsabilità del traduttore nel verificare la coerenza terminologica e l’adattamento del contenuto. E sì, anche i numeri fanno parte del contenuto.

Esempio pratico: abbiamo usato memoQ per allineare un glossario con equivalenti in metri e piedi. Dopo: zero rilavorazioni. Prima: il cliente aveva rispedito due capitoli con note confuse come “quale scala?” o “che diametro è?”.

Checklist veloce:

Prova così: apri l’ultimo file che hai tradotto per un altro paese. Guarda i numeri. Sono leggibili per un tecnico locale? Se anche tu ci devi pensare due volte – probabilmente anche chi lo legge farà lo stesso.

Se vuoi, possiamo rivedere insieme un file che ti ha dato problemi. A volte basta poco per evitare fraintendimenti tecnici. Scrivimi, se ti va di confrontarti.

Quando la normativa richiede la conversione dei valori numerici per l’estero

Se il documento va fuori dall’area metrico-decimale, io converto. Non perché “è giusto”, ma perché l’utente finale altrimenti interpreta male. Soprattutto in ambito industriale, meccanico, medico. Non è una scelta stilistica, è una questione funzionale. E sì – spesso anche legale.

Ti faccio un esempio: lavoravo su un fascicolo per una linea di confezionamento alimentare destinata al Canada. Tutto in italiano, convertito in inglese. Ma i riferimenti dimensionali erano rimasti in millimetri. Il distributore ci ha chiesto: “Possiamo avere anche i valori in inches?” Il motivo: nel manuale di uso interno, i tecnici canadesi leggono tutto in pollici. La norma CSA richiede che le indicazioni siano comprensibili “senza necessità di calcoli”.

Qui la cosa interessante: abbiamo fatto una semplice aggiunta automatizzata con Trados, usando le variabili per affiancare le due misure (es: “100 mm (3.94 in)”). Nessuna riformulazione, nessuna rilettura completa. Totale tempo: 40 minuti. Risultato: manuale accettato subito, niente domande post-consegna. Senza conversione, avremmo avuto una seconda tornata di revisione, come già successo su altri progetti.

ISO 20607, che riguarda la documentazione per macchine, specifica che le informazioni devono essere “chiare per l’operatore finale nel suo contesto di lavoro”. Tradotto: se il paese usa un altro sistema numerico, serve adattare anche quello. Non è scritto “devi convertire centimetri in pollici”, ma il senso pratico è quello.

Soluzione pratica:

  • Controlla se il paese ricevente usa imperiali o metrici
  • Chiedi subito al cliente: affiancare entrambe o convertire tutto?
  • Imposta le regole direttamente in memoQ o Trados: risparmi passaggi

Prova così: apri il tuo prossimo progetto per gli USA o UK. Fai un giro sui numeri. Se parli in millimetri, ma il tecnico legge in inches, puoi già prevedere dove avrà dubbi. Meglio sistemarlo prima, che spiegarlo dopo.

Vuoi fare una prova su un paragrafo e vedere che resa ha con la doppia indicazione? Mandamelo, ti faccio un esempio con il plugin di conversione che uso su memoQ.

Quali standard internazionali e direttive europee influenzano la conversione dei valori numerici

Io mi regolo così: se il documento rientra nel campo della Direttiva Macchine (2006/42/CE) o in un contesto regolato da ISO, mi segno subito una cosa – le cifre devono essere chiare per chi legge nel paese di destinazione. Se lì usano inch e pound, non posso lasciargli solo mm e kg. Altrimenti rischio che il contenuto venga giudicato incompleto, o peggio, poco sicuro.

Un passaggio chiave? Nell’allegato I della 2006/42/CE c’è scritto che le informazioni devono essere “comprensibili per l’utilizzatore finale”. Non parla di centimetri o pollici, ma è chiaro che il formato numerico ne fa parte. Ecco perché in un progetto recente per una linea industriale venduta in Texas abbiamo inserito subito la doppia notazione. Il cliente non l’aveva richiesto, ma quando ha visto il layout ci ha scritto “perfetto, così non dobbiamo toccare nulla per OSHA”.

ISO 20607 va nello stesso senso: la documentazione allegata alle macchine deve tenere conto del contesto d’uso. Il che significa: se scrivi per l’Europa, metri. Se scrivi per USA o UK, almeno affianca le alternative locali. Lo stesso vale per ISO 12100 (analisi del rischio): se un valore è espresso in un formato che l’operatore sbaglia a interpretare, la responsabilità ricade sul produttore.

Un collega mi ha segnalato anche un passaggio interessante nelle Linee Guida ATEX: in ambito esplosivo, un errore di lettura su una distanza minima (per colpa del sistema di misura) può invalidare la marcatura CE. Quindi sì, anche i numeri vanno “tradotti”.

Come mi organizzo:

  • Creo due varianti di stile nei progetti Trados: una con soli valori metrici, una con doppia indicazione
  • Segnalo subito al cliente, anche in Google Docs, se vedo discrepanze tra mercato di riferimento e notazione
  • Uso glossari con equivalenze tecniche controllate – niente conversioni automatiche al volo

Vuoi un esempio rapido? In un progetto per il Nord America abbiamo convertito tutti i torque values in lb-ft e N·m. Prima: due turni di revisioni per errori di interpretazione. Dopo: tutto chiuso in un giro solo. Guadagnato un giorno pieno.

Prova così: prendi un file già consegnato, apri tre pagine a caso e leggi i numeri come li leggerebbe un tecnico straniero. Serve calcolatrice? Allora c’è margine per migliorare.

Se ti serve un riferimento rapido: ISO 20607 ha una sezione chiara su questo. Niente formule, ma tanta concretezza.

Vuoi fare una prova a quattro mani su un estratto? Mandamelo, vediamo insieme se può passare in revisione senza rischi.

Come gestire correttamente la conversione numerica durante una traduzione giurata

Quando devo giurare un testo tecnico davanti a un tribunale, la prima cosa che controllo è se i dati numerici sono scritti nel formato corretto per il paese destinatario. Non si tratta solo di convertire pollici in millimetri, ma di capire se la forma usata può essere letta senza ambiguità da chi poi dovrà firmare per ricevuta, oppure montare un pezzo su una linea produttiva.

Nel mio flusso di lavoro, faccio così: prima del giuramento, preparo due colonne in Google Docs – una con i valori originali, una con quelli convertiti – e li faccio validare da un tecnico madrelingua o da chi ha fatto l’ingegneria. A quel punto decido cosa lasciare nel testo ufficiale e cosa aggiungere tra parentesi. Non tutto va tradotto. Alcuni valori vanno mantenuti “come da origine”, ma con spiegazione accanto. È una delle cose che spiego spesso anche ai clienti in fase di avvio. Qui c’è una panoramica utile: https://aqueduct-translations.it/traduzioni-tecniche/

Una svista comune: prendere un valore tipo “clearance 0.25 in” e trasformarlo in “0,25 mm” senza contesto. Lì è servito un chiarimento tecnico, perché in realtà si riferiva a una tolleranza tra superficie metallica e alloggiamento in fase di saldatura. Una modifica sbagliata ha portato a un rifiuto della documentazione da parte di TÜV. Risolto con una nota redazionale nella versione giurata. Nessuno l’ha più toccata.

Nel protocollo ISO 17100 si legge chiaramente che la coerenza terminologica va garantita anche nei testi già certificati: “il riciclo di segmenti tradotti senza verifica dei riferimenti può compromettere la qualità finale.” Per me, questo include anche i dati numerici. Se un valore è stato già giurato in un’altra versione, ma ora lo cambio senza tracciarlo, rischio un rifiuto.

Che faccio di solito:

  • Versione PDF marcata per i giurati, con legenda valori e note
  • Tabella Excel con conversioni tracciabili e formule visibili
  • Commenti nel file Trados o memoQ, per spiegare ogni caso borderline

Una volta ho dovuto giurare un manuale per un impianto in Arabia Saudita. Il cliente chiedeva solo la versione italiana, ma sapevo che lì leggono i valori imperiali. Aggiunto tutto a mano, una colonna extra in PDF. Consegnato. Nessuna domanda da parte della controparte, nessun blocco in dogana. Tempo in più: 40 minuti. Risparmio stimato: due settimane di attesa documentale.

Prova così: apri l’ultimo file che hai giurato e guarda: tutti i numeri sono leggibili per chi userà il documento? Serve calcolatrice o bastano gli occhi? Se c’è dubbio, aggiungi una nota. Costa poco, salva molto.

Se vuoi, ti faccio vedere come imposto le tabelle con le varianti. O possiamo guardare insieme un estratto. Basta che mi scrivi.

Comments are closed.